Comala e fiaccolata per il 25 aprile: un filo rosso — di Livio Pepino
Ci sono state da ultimo, a Torino, due vicende interessanti in tema di partecipazione.
La prima riguarda Comala e già ne abbiamo parlato. Ma rinfreschiamo la memoria. Comala è il nome di un’associazione e di un luogo. Il luogo è nei giardini dell’ex Caserma Lamarmora, di fronte al palazzo di giustizia, ed è un’area frequentata da migliaia di studenti di ogni parte del mondo, in un’aula studio diffusa (nella bella stagione, sotto grandi gazebo all’esterno), con il supplemento di bar, incontri, musica: uno dei luoghi di aggregazione di giovani più importanti della città. L’associazione è il gruppo di operatori sociali che, negli ultimi anni, ha costruito quella realtà, salvando l’ex caserma dall’abbandono e dal degrado. Ma tre settimane fa tutto sembrava finito: quello spazio, oggetto di un bando pubblicato nell’autunno precedente, era prossimo ad essere sottratto a Comala perché la Commissione tecnica appositamente nominata dalla terza Circoscrizione del Comune ne aveva deciso l’assegnazione a una cordata priva di significativo radicamento nella realtà torinese con capofila una startup di Milano. Dopo l’incredulità – per il contenuto e per il modo in cui la cosa era avvenuta – sono cominciate la mobilitazione e la protesta: assemblee, articoli, raccolta di firme di sostegno (27.000 in pochi giorni), lettere ai giornali, prese di posizioni di associazioni e sindacati, preparazione di ricorsi e, soprattutto, tanti ragazzi insorti all’idea di perdere il centro culturale (con le sue aule studio, le sale prove, gli studi di registrazione e i laboratori, gratuiti o a prezzi calmierati)… Ed è successo quel che pochi si aspettavano: dopo le prime risposte sopra le righe di qualche esponente della maggioranza (arrivato persino a minacciare querele), il sindaco, in una diretta radiofonica e in un’ampia intervista a La Stampa, ha dichiarato che “il caso non è chiuso” e che ci sono ampi margini per una soluzione che salvaguardi la “positiva” esperienza di Comala (“Siamo a febbraio e l’assegnazione è prevista per l’estate, abbiamo tempo. Convocherò prossimamente tutti i gestori di questi spazi per trovare un’armonizzazione nelle procedure”). Poi, a stretto giro, la cordata vincitrice del bando ha comunicato formalmente al Comune la disponibilità a rinunciare allo spazio dell’ex caserma “in cambio di uno spazio alternativo”. Tutto risolto? Certamente no. È possibile che il Comune abbia solo voluto prendere tempo e aspettare che le polemiche si smorzino, il ritiro della cordata vincitrice del bando è “condizionato” (e lievemente ricattatorio), non è detto che si trovino spazi vuoti da assegnarle, ci sono, comunque, dei problemi tecnici e delle procedure da rispettare (e da rivedere)… Dunque, bisognerà vigilare, ma intanto una vicenda che tutti davano per chiusa con l’estromissione di Comala (basta leggere i titoli dei giornali di quei giorni) si è riaperta.
Per un problema (forse) in via di soluzione, un altro è stato risolto. Si tratta della fiaccolata per la Liberazione che, a Torino, è molto sentita e partecipata e che, tradizionalmente, si svolge la sera del 24 aprile. Anche qui, tutto è nato con una notizia riportata dai giornali cittadini martedì 24 febbraio: “la Giunta della Città di Torino, d’accordo con le associazioni partigiane, ha deciso di anticipare la fiaccolata al 23 aprile, aderendo alla richiesta della comunità ebraica di evitare che essa si svolga durante la festività dello Shabbat, cosa che impedirebbe la partecipazione degli ebrei praticanti”. La notizia ha suscitato sorpresa, preoccupazione e protesta: sia per il carattere laico della festa del 25 aprile (che mal tollera la subordinazione a motivazioni religiose, quali che esse siano), sia per l’evidente significato politico che lo spostamento avrebbe assunto nell’attuale momento storico. Di qui la decisione del Coordinamento antifascista di indire immediatamente un’assemblea che, nonostante il preavviso di soli due giorni, ha visto una partecipazione assai ampia e coinvolto l’intero mondo associativo torinese (dalla Fiom ai collettivi studenteschi, dall’Anpi ai centri sociali). La conclusione dell’assemblea – una volta verificata l’impossibilità pratica di uno spostamento della fiaccolata al 25 aprile, cioè al giorno della Liberazione – è stata unanime nel senso di incaricare l’Anpi di rappresentare al Comune l’impraticabilità dell’anticipo. Anche a seguito di ciò la Giunta è tornata sui suoi passi e la fiaccolata si terrà, secondo tradizione, la sera del 24 aprile. Piccola cosa – si dirà – e decisione di semplice buon senso. Non proprio, ché l’anticipazione avrebbe provocato tensioni di non poco rilievo e, se solo di buon senso si fosse trattato, la questione non si sarebbe neppure aperta…
C’è una conclusione. Le due vicende sono, tra loro, assai diverse ma a collegarle c’è un filo rosso: quello della partecipazione, che ha prodotto un ribaltamento inatteso di decisioni già prese. Ovviamente le questioni che incombono sono di ben altra gravità e drammaticità ma la lezione resta: la partecipazione può produrre – a volte produce – risultati insperati. Ma deve essere determinata, senza tentennamenti e impegnata nella ricerca di soluzioni condivise. Sarebbe bene non dimenticarlo.








