Questo libro è illegale
Il giorno 4 dicembre in via Trivero si sono incontrati:
Gianluca Vitale, Livio Pepino, Dana Lauriola e Martina Carozzi per discutere del libro “Questo libro è illegale”.
L’evento non è stato possibile trasmetterlo in streaming, per problemi tecnici, ma è stato registrato e presto sarà pubblicato sul canale YouTube di VolerelaLuna

Esiste un punto di intersezione tra la guerra, economica e guerreggiata, in corso nel mondo e le nostre vite che pensavamo essere protette nelle sicure case europee: si tratta del concetto di «sicurezza». Lo vediamo negli Stati Uniti di Trump, che invia la Guardia nazionale nelle città santuario e organizza la propria milizia attorno alla caccia al migrante e nell’Italia di Giorgia Meloni, che ha cominciato questa legislatura emanando un decreto contro i rave party e, sempre nel nome della guerra ai nemici interni della Nazione, ha prodotto il dl sicurezza, vero e proprio catalogo delle emergenze sovraniste.
Per cogliere le diverse stratificazioni di questa guerra a bassa intensità, quotidiana e molecolare, condotta alle forme di dissenso e alle vite che non si considerano compatibili, bisogna procedere per gradi e incrociare più livelli. Il volume curato da Osservatorio repressione e Volere la luna dal titolo Questo libro è illegale (Altreconomia, pp. 238, euro 18) è costruito opportunamente da una galassia di temi, è un glossario multidisciplinare attraverso i quali si susseguono le voci di diversi autori e autrici allo scopo dichiarato di «insidiare la ‘sicurezza’».
Nella sua densa introduzione Alessandra Algostino descrive lo scenario: «Il capitalismo nella crisi, come nella sua corsa sfrenata al profitto, diventa una ‘bestia feroce’ (Matteotti) e divora territori e persone, neutralizza democrazia e diritti, trasfigura la libertà in potere. Si impone un dominio, strutturalmente violento e brutale (come mostrano crudamente i laboratori di confinamento e di disciplinamento, ‘Palestina’ e ‘migranti’) che pretende di essere immune dal conflitto».
DUNQUE, SI PROCEDE per lemmi. Si comincia dalla A di abitare, perché come spiega Paolo Di Vetta, è dalle lotte per la casa che si può fermare la distinzione delle città pubbliche e il divenire rendita del capitalismo estrattivo, tutelato dall’ideologia proprietaria della destra. E si arriva fino alla Z di zone rosse, gli spazi di restrizione dei diritti nelle città descritti da Vincenzo Scalia. «Non importa che i dati sulla criminalità dimostrino una evidente tendenza alla diminuzione di buona parte dei reati, violenti e non – annota Scalia – Non importa neppure che la percezione di insicurezza misurata a livello nazionale dalle indagini Istat sia stabile nel tempo quando non addirittura il miglioramento.
Ciò che conta è la ‘percezione’ dei cittadini, i quali, a detta dei vari imprenditori morali che governano questi processi, chiederebbero a gran voce protezione dalla criminalità e dal disordine che pervadono gli spazi pubblici delle città italiane. In nome di questa ‘domanda dal basso’ di maggiore punitività si propongono misure sempre più orientate al controllo di dissuasivo e punitivo dello spazio pubblico». A questo proposito bisogna citare le pagine sulla D di Daspo a cura di Federica Borlizzi, dove si spiega con dati e riferimenti solidi come l’allontanamento dallo spazio urbano sperimentato per le curve degli stadi e inventato dal centrosinistra si sia poi allargato a dismisura.
QUANTO TUTTO QUESTO c’entri, ad esempio, con la M di militarizzazione (Giovanni Russo Spena) e di migranti (Tatiana Montella ed Enrica Rigo) o la P di paura (Marco Revelli) e magari la N di nemico (Livio Pepino) lo si capirà scorrendo le pagine di questo dizionario che va considerato un vademecum da battaglia. Un testo corale che serve a rimettere le cose in fila. E a prendere posizione di fronte allo sgretolamento del vivere in comune perseguito dalle destre
Il Manifesto
«Questo libro è illegale», a cura di Osservatorio repressione e Volere la luna.
Giuliano Santoro








