l’incontro di venerdì 20 marzo Pier Paolo Pasolini e la città da Orte a Torino: attualità di un pensiero
Cosa definisce l’identità di una città? È la sua storia monumentale, il disegno dei suoi parchi o la qualità della vita dei suoi abitanti? A Torino, il dibattito sul nuovo Piano Regolatore Generale (PRG) sta sollevando interrogativi profondi che vanno ben oltre i tecnicismi urbanistici, toccando l’anima stessa della comunità.
Il punto di partenza non può che essere antropologico. Come ricordato dallo storico Guido Montanari, la lezione di Pier Paolo Pasolini sulla “forma della città” è ancora drammaticamente attuale: il consumismo ha trasformato il popolo delle periferie, sostituendo l’ansia di riscatto sociale con il mero desiderio di possesso. In questo scenario, l’architettura rischia di perdere la sua funzione civile. Eppure, come sottolineato dall’architetta Valeria Cottino, la bellezza non deve essere un lusso per pochi: le “belle case popolari” sono un diritto fondamentale e un atto di resistenza contro il degrado.
Le critiche più aspre rivolte all’attuale amministrazione riguardano la natura stessa del nuovo PRG. Definito “flessibile” e “adattivo”, il piano è accusato di minare la certezza del diritto a favore di una libertà eccessiva concessa ai privati. Maria Teresa Roli (Italia Nostra) lancia l’allarme su una partecipazione pubblica insufficiente e su un’accelerazione burocratica che sembra voler “blindare” il risultato prima della fine del mandato.
Il timore, condiviso anche dal docente Daniele Regis, è quello di una città che cresce “a macchia di leopardo” (spot), seguendo la convenienza degli investitori attraverso il meccanismo della perequazione. Il risultato? Interventi “fuori scala”, come i nuovi grattacieli che rompono l’armonia storica torinese, e la minaccia a spazi che dovrebbero essere intoccabili, come le aree verdi destinate a parchi fin dal 1930.
Un punto di rottura ideale riguarda i cosiddetti “diritti edificatori”. Durante il dibattito è stato chiaramente ribadito che tali diritti non trovano spazio nella nostra Costituzione, la quale tutela invece la salute e la casa. L’edificabilità dovrebbe restare una concessione pubblica legata a standard collettivi, non un bene commerciabile.
Ma chi sta dando davvero l’impronta alla Torino di domani? Se un tempo erano i Savoia o la FIAT a modellare il territorio, oggi emerge l’ombra di una governance neoliberale. L’influenza di fondazioni internazionali, che offrono supporto in cambio di dati cittadini, trasforma la città in un terreno di estrazione di valore piuttosto che in uno spazio di vita comune.
La sfida è ora nelle mani dei cittadini. Restano 60 giorni per consultare le schede di piano e presentare osservazioni. L’invito è quello di non guardare solo al proprio piccolo interesse privato, ma di lottare per una città che sia ancora capace di ospitare i sogni e la dignità delle generazioni future. Perché una città senza bellezza e senza regole certe è una città che ha smesso di prendersi cura dei suoi figli.









