Il “modello occidentale” e il Piemonte deindustrializzato
di Riccardo Barbero e immagine di Alan_P
Nei giorni scorsi sono state scoperte, in alcuni siti industriali abbandonati di Torino e della sua cintura,
fabbriche clandestine per la produzione di sigarette di contrabbando per un valore di diversi milioni
di euro. La produzione avveniva con macchine ad alta tecnologia e con lavoratori schiavi che vivevano
all’interno dei capannoni dai quali non potevano mai uscire. Gli “imprenditori” individuati finora
sono ucraini, moldavi e rumeni; i lavoratori provengono dalla Moldavia e dalla Georgia.
È una (ennesima?) prova dell’evidente successo del “modello occidentale” nei paesi dell’Est che l’Occidente
vorrebbe finalmente liberare dal giogo dei regimi autocratici e dall’aggressività imperialistica della Russia.
Come gli ecosistemi naturali non ammettono vuoti, così anche i sistemi economici territoriali si riequilibrano,
colmando i vuoti, determinati dal processo di deindustrializzazione in atto in Europa e quindi
anche in Piemonte, con nuove proposte produttive come quella suindicata. Sarà interessante conoscere,
attraverso l’indagine della Guardia di Finanza e della Magistratura, la provenienza degli ingenti capitali che
sono stati investiti in questa nuova intrapresa industriale.
A proposito di start up, si è tenuto alle OGR di Torino qualche settimana fa un importante convegno
all’interno del quale si è svolto un idillico dialogo tra John Elkan, ultimo erede della dinastia Agnelli, e Jeff
Bezos fondatore di Amazon. I due famosi capitalisti hanno dialogato tra loro, accolti da una silenziosa e,
forse, empatica platea di startupper e di aspiranti imprenditori.
Il dialogo ha permesso di individuare alcune fondamentali indicazioni per concretizzare i progetti di nuove
imprese. In primo luogo, i dialoganti, vestiti in modo casual per comprovare il loro grande impegno
lavorativo, hanno chiarito che, per diventare imprenditori, occorre un forte sostegno familiare. Entrambi
hanno indicato i loro nonni come figure fondamentali per indirizzarli verso il loro ruolo imprenditoriale:
John ha ricordato Gianni Agnelli e Jeff ha parlato di suo nonno e del suo ranch in Texas. Sicuramente nella
platea i nipoti torinesi degli immigrati meridionali degli anni ’60 e i giovani di famiglie straniere da qualche
anno residenti a Torino si sono ritrovati in queste narrazioni familiari.
Una seconda indicazione importante, che è emersa dal dialogo, è stata quella che per avviare una propria
impresa è necessario prima fare un po’ di gavetta, come dirigenti di grandi imprese multinazionali: è stata
questa, infatti, l’esperienza positiva di entrambi i prestigiosi protagonisti dell’incontro. Sicuramente nella
platea i giovani dipendenti a tempo determinato avranno tratto un sospiro di sollievo: il loro impegno attuale,
al di là della bassa remunerazione e della precarietà, può avere finalmente uno scopo chiaro.
Infine, i due prestigiosi protagonisti hanno concluso il loro incontro pubblico definendo la situazione attuale
come una sorta di età dell’oro perché la tecnologia, col suo inarrestabile progresso, permette di esplorare
prospettive nuove e inimmaginabili anche solo qualche mese fa. Bezos ha addirittura immaginato di spostare
alcune attività sulla Luna per sfruttarne la ridotta forza gravitazionale e produrre, quindi, con minor utilizzo
di energia! Al culmine dell’apoteosi i due personaggi si sono abbracciati e allontanandosi hanno lasciato a
bocca aperta i numerosi convenuti.
Poche settimane dopo la società finanziaria di Elkan ha lasciato trapelare l’intenzione di vendere anche il
gruppo editoriale in suo possesso, dopo aver già liquidato molte attività industriali del comparto
automobilistico; da parte sua Amazon ha annunciato che prossimamente licenzierà 600 mila dipendenti per
sostituirli con più efficienti robot.








