Un artista da scoprire. Piero Fogliati e le occasioni perse di Torino
di Valter Giuliano
Personalmente ebbi la fortuna di conoscere e poi di frequentare Piero Fogliati, nel suo studio al principio di
corso Vittorio Emanuele, all’inizio del nuovo Millennio quando da assessore alla Provincia di Torino mi
adoperai, insieme alla presidente Mercedes Bresso, per cercare di dotare la nostra città di uno Science
Center che raccontasse radici e futuro del nostro territorio, senz’altro tra i protagonisti del progresso
scientifico-tecnologico non soltanto nazionale. Ma quella sarebbe un’altra storia, inascoltata e
periodicamente rilanciata e puntualmente abbandonata. L’ultima che ho sentito veniva dalla Fondazione
bancaria Compagnia di San Paolo, ma qualche anno prima era stata l’Università a rilanciare l’idea. Fino ad
ora resta un’occasione persa per affermare a livello internazionale il ruolo da protagonista, nel settore,
della nostra città. Ma si può sempre rimediare.
In quel frangente, che data 2003, esplorammo lo stretto rapporto tra scienza e arte con un artista visionario,
di professione benzinaio a una pompa di corso Tassoni, che il sistema dell’arte contemporanea teneva in un
angolo. Era stato con noi già due anni prima in occasione della mostra “Next” allestita al Lingotto in
occasione del Salone del libro, proprio per lanciare il progetto di un centro di edutaintement scientifico nella
nostra città. Con la critica Marisa Vescovo organizzammo la mostra “Piero Fogliati. Il poeta della
luce”. Accolta con ironici dileggi dal sistema di cui sopra perché allestita in un tendone da circo nell’area
di Ponte Mosca (tuttora abbandonata) di proprietà della Provincia di Torino dove, con la partecipazione
di Luisella D’Alessandro e della sua Fondazione Italiana per la Fotografia avevamo immaginato una casa
delle associazioni culturali, che riunisse in unica ubicazione, sedi e spazi di di espressione (cosa che si
sarebbe poi, in parte realizzata nel Polo del 900 che tuttavia accoglie solamente soggetti legati alla storia e
alla memoria) su progetto architettonico dello studio Hawkins di Londra che aveva messo gratuitamente a
disposizione un progetto di massima. Non trovammo le entusiastiche adesioni che ci saremmo attesi.
Personalmente dovetti accusare l’opposizione, nella coalizione di cui facevo parte, del PD con l’allora
capogruppo in Consiglio provinciale Stefano Esposito. Quella fu una seconda occasione persa. Per sempre.
Giacché uno spazio pubblico di valore strategico finirà con l’essere consegnata al mercato immobiliare.
Il tendone da circo fu preziosa occasione che Pietro Fogliati, con i suoi occhi luminosi e dilatati per
l’entusiasmo, accolse più che volentieri. A testimonianza del suo spirito libero e visionario. Lui che aveva
immaginato una città parlante come poteva non essere contento di esibirsi in un circo con le sue opere
spiazzanti, da giocoliere dell’arte, saltimbanco di emozioni, illusionista e uomo in grado di “fare la fisica”?
Che quella grande esposizione antologica di Piero sia oggi ricordata con le parole «La consacrazione torinese
giunge nel 2003 con un’importante antologica dal titolo “Piero Fogliati il poeta della luce”» sancisce che
vedemmo il giusto, restituendo a un protagonista dell’arte contemporanea del Novecento il ruolo storico di
protagonista che gli compete.
Questa lunga premessa per invitare a scoprire Piero Fogliati nella mostra che meritoriamente gli
dedica l’Archivio Piero Fogliati a un anno dalla sua nascita. Un percorso espositivo che ha coinvolto il
Comitato scientifico in un lavoro di ideazione, progettazione e curatela per restituire uno sguardo trasversale
sugli oltre sei decenni di attività dell’artista. Ad accoglierlo le cinque sale della Galleria Gagliardi e Domke
Contemporary di Via Cervino 16.
Originario di Canelli, dove nasce nel 1930, Piero Fogliati compie un apprendistato giovanile come tecnico
nel settore audio, elettrico e meccanico. Poi diventa carrozziere battilastra. Tutto questo mentre già si dedica
con passione alle arti visive sperimentando, da autodidatta, l’espressione pittorica, sia figurativa sia astratta-
informale. Ma le specializzazioni in campo tecnico scientifico che lo accompagnano a livello lavorativo
fanno nascere il lui la suggestione di cambiare registro ed esprimersi attraverso nuove tecnologie con
esperienze al confine tra scienza ed estetica. Piero Virgilio Fogliati inventore, manipolatore di tecnologie
è artista di avanguardia, sperimentatore di nuovi linguaggi allora guardati di storto, con sospetto ma,
soprattutto, senza capacità di comprensione. La sua appassionata inventiva si esplicita nello studio-
laboratorio torinese dove lavora con la luce e il suono in interazione con l’ambiente.
Il magico teatro di Fogliati esordisce alla Biennale di Venezia del 1986 a tema “Arte e Scienza” con
l’Edicola delle apparizioni. Alcuni lavori sono destinati a divenire iconici: la Macchina per produrre
fantasmi, il Prisma meccanico, il Rivelatore Cromocinetico. Macchine emotive. Il suo uscire dal quadro gli
permetterà di esprimersi liberamente producendo strumenti come il Liquimofono e il Tritaparole; poi gli
Anemofoni e gli Ermeneuti; a seguire le Sculture di vento, i Filtri eolici, il Fleximofono, le Latomie, la
Macchina che respira, gli Svolazzatori cromocangianti .
Molte di queste opere Fogliati le immagina e produce perché, a un certo punto, decide di concentrare il suo
lavoro artistico nel tratteggiare le linee di un progetto urbano: la Città Fantastica. Un “sogno globale”,
vasto progetto di interventi urbani in cui i suoni, le luci, gli elementi atmosferici e gli ecosistemi
idrogeologici si trasformano in esperienze estetiche e sensoriali.
Il suo obiettivo? Offrire ai cittadini occasioni per trovare momenti di pausa e rigenerazione
sottraendosi all’ambiente cupo, grigio e inquinato della città, oppressa dal rumore e dai ritmi frenetici.
Con gli strumenti che ha inventato propone di attivare stazioni di raccoglimento e liberazione. Un’idea, tanto
poetica quanto visionaria, di nutrire l’immaginazione degli individui con opere che impiegassero elementi
naturali come l’acqua, l’aria e la luce. Installazioni per far suonare il vento e i fiumi, o per colorare le gocce
di pioggia. Le racconta e le spiega nei Disegni e Fissazioni che, ben lontani dall’essere meri strumenti
progettuali, sono luoghi dell’affermazione poetica, della condivisione del pensiero e di una prima
declinazione visiva dell’opera. A questo insieme di sorprendenti esperienze poetiche e narrative fatto di
macchine e opere su carta, la mostra aggiunge alcuni lavori inediti appartenenti agli anni degli esordi
che consentono di far meglio comprendere il veloce ritmo dell’evolversi della sua visione e del suo
linguaggio. E rendono giustizia a un artista che Torino ha rischiato di dimenticare e che meritoriamente la
Galleria Gagliardi e Domke oggi propone.
Riassumiamo poche informazioni che ne danno la dimensione. A partire dagli anni Sessanta Piero Fogliati è
presente con le prime mostre personali a Firenze, Roma e Torino, fino alla partecipazione alle due Biennali
di Venezia del 1978 e del 1986, alla Biennale giapponese Artec di Nagoya del 1997, alla mostra “Faster!
Bigger! Better! Signet works of the collections” del 2006 dedicata all’arte contemporanea degli ultimi
cinquant’anni presso lo ZKM di Karlsruhe. Poi la già ricordata mostra antologica torinese del 2003. Sue
opere sono presenti alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, al Museion di Bolzano,
alla Galleria Comunale di Cagliari, al Macro di Roma, al Museo Technorama der Schweiz di Winterthur, al
Musée de l’énergie électrique di Mulhouse, all’AT&T Foundation, alla “Cité des Sciences et de l’Industrie”
di Parigi (che nel 1992 gli ha dedicato la mostra personale “Sculpter l’invisibile”), nonché in numerose e
importanti collezioni private, tra cui la Fondazione Giuliano Gori a Santomato e la Collezione Panza di
Biumo di Lugano.
Piero Fogliati si è spento a Torino il 25 marzo 2016, all’età di 86 anni. La mostra “ Piero Fogliati pittore di
luce e di suono” può essere visitata fino al 16 gennaio (martedì/venerdì ore 15.30-19.30).








