Una svolta per Volere la Luna torinese — Livio Pepino
Sabato 8 novembre è una giornata importante per Volere la luna torinese.
C’è, infatti, l’assemblea dei soci del territorio in cui ci confronteremo sulle
molte iniziative che abbiamo in corso e in preparazione (tra queste ultime, la
mensa sociale e il rilancio di questi sito) e ci daremo una organizzazione adeguata
per gestirle. Sarà molto più di un semplice adempimento burocratico. Siamo, a ben
guardare, a una svolta.
Come è noto, Volere la Luna è nata ormai quasi otto anni fa e, nel corso degli anni,
ha visto iscriversi oltre 900 soci, la metà dei quali a Torino e dintorni. Non tutti i
soci sono attivi ma è, comunque, un bel bacino di riferimento
e merita segnalare che, nella realtà torinese, oltre 200 sono in regola con il
pagamento della quota a associativa e consentono in questo modo, nonché
con significative donazioni, la vita e le attività del gruppo (che è
rigorosamente autofinanziato). Da quando siamo nati, i cambiamenti
sono stati enormi (anche a livello di composizione dell’associazione) e le
attività si sono moltiplicate, sia a livello nazionale che locale.
In via Trivero è cambiato (quasi) tutto. Basta vedere le foto della struttura quando siamo
arrivati e confrontarle con la situazione attuale. È stato uno sforzo organizzativo
ed economico ingente, ma oggi abbiamo una sala polifunzionale (in grado
di ospitare agevolmente 80 persone) che sta diventando un punto di riferimento
per l’intera città e da poco più di un mese abbiamo una cucina moderna e
attrezzata che ci consentirà, a gennaio 2026, di aprire la mensa sociale.
Superfluo dire che le strutture materiali sono solo il supporto per le attività che,
in questi anni sono state moltissime: l’allestimento di mostre di prim’ordine
(ricordo, tra le ultime, quelle sui manifesti politici degli anni ‘70 e ‘80,
quella fotografica su scene e volti del neofascismo e quella sul mondo delle
risaie e delle mondine), oltre 100 dibattiti, presentazioni di libri,
approfondimenti politici, la sistemazione di una ricca biblioteca (che presto
potrà essere accessibile al pubblico), l’apertura di un’aula studio, una
duratura attività di consulenza gratuita attraverso sportelli informativi (legale,
sanitario, sulla casa e di consulenza pensionistica), la distribuzione dei
“pasti sospesi” (in collaborazione con il circolo dei Sardi A. Gramsci)
e molto altro ancora. Le nostre iniziative dirette sono state, inoltre, affiancate
dalla messa a disposizione della sala polifunzionale per molte associazioni
territoriali per eventi di vario genere e dalla adesione a (o animazione di)
numerose attività politiche in tema di ambiente, casa, sanità etc.
A ciò si aggiungono le molte iniziative promosse, da soli o
con altri, contro le guerre, il massacro in atto in Palestina, la repressione e il contributo
decisivo dato al funzionamento del Coordinamento antifascista torinese.
Oggi possiamo dire di essere una moderna “casa del popolo”, coerentemente con il nostro
progetto iniziale che avevano riassunto, nel preambolo dello statuto, in questi termini:
«Volere la luna significa proporsi quello che può sembrare impossibile a molti, ma
che in realtà dovrebbe essere normale: cambiare radicalmente il proprio modo di
essere, di pensare, agire, cooperare e aggregarsi, tenendo fermi i valori di riferimento
di un solidarismo radicale. Il mondo è cambiato, è ora di cambiare noi stessi. E il nostro
modo di stare insieme. A cominciare da tre obiettivi primari: contrastare le diseguaglianze,
promuovere ma soprattutto praticare forme di partecipazione solidale,
favorire la rinascita di un pensiero libero e critico. Cioè non limitarsi a proclamare
i propri valori, ma praticarli concretamente, con azioni positive quotidiane, creazione
di occasioni di prossimità, di spazi, anche limitati, di relazione, di strumenti
di comunicazione aperti e critici».
Tutto questo non si fa da solo. Bisogna lavorarci con continuità, garantendo un rinnovamento
e un allargamento del gruppo. Dopo molti tentativi, è arrivato il momento di farlo.
Volere la Luna non anima solo via Trivero. Ci sono, a fianco, l’impegnativa gestione del
sito nazionale, i rapporti con associazioni simili, l’organizzazione di campagne
ed eventi a livello nazionale e via elencando. Non è pensabile che un’unica piccola
struttura organizzativa riesca a far fronte a tutto. Di qui la decisione dell’assemblea
nazionale del 12 aprile scorso di «dare alla realtà di via Trivero un’autonomia
organizzativa, con un coordinatore ad hoc affiancato da un comitato di gestione in cui
inserire anche componenti nuovi, portatori di esperienze diverse da quelle
del gruppo originario».
Sabato cominceremo a farlo: come sempre in modo pubblico e trasparente.








