Stati Uniti: bombe a Caracas e speranze a New York — redazione
Fabrizio Tonello: Non è solo il petrolio. E neppure la (inesistente) lotta contro i narcotrafficanti. Il golpe coloniale di Trump in Venezuela è l’ennesima manifestazione della volontà di controllo degli Stati Uniti sull’America Latina ma, ancor più, una spregiudicata esibizione di forza militare, che si affianca a quella dispiegata in Africa e nel Medio Oriente, per mascherare il totale fallimento sul piano interno e la conseguente debolezza politica.
Riccardo Barbero: “L’elezione del nuovo giovane sindaco di New York, che si dichiara socialista (oltre che musulmano), ha fatto giustamente scalpore perché rappresenta, a suo modo, un elemento di controtendenza significativo all’interno degli Stati Uniti a guida trumpiana. Non è oggi possibile capire se Mamdani sarà in grado di mantenere fede al suo programma elettorale: quello che è certo, però, è che il suo esperimento dà ben poche indicazioni per la timida sinistra istituzionale europea e italiana in particolare.
Una domanda, quindi, viene spontanea: perché negli USA sono ormai in molti a definirsi socialisti e in Europa, invece, nell’ambiente politico e intellettuale nessuno più ricorre a questa identità ideologica e politica? Mamdani non è, infatti, il primo a dichiararsi socialista negli USA in questi tempi di larga egemonia liberista. Alcuni intellettuali americani molto significativi hanno scritto della necessità di costruire una società socialista come risposta alla crisi del capitalismo e alle catastrofi che si stanno determinando in campo ambientale, sociale e geopolitico: basti pensare a Nancy Fraser o al sociologo Erik Olin Wright o ancora ai collaboratori della rivista Jacobin. In campo politico Bernie Sanders, Alexandria Ocasio Cortez e altri/e hanno animato una grande componente socialista all’interno delle conventions democratiche. “
Ne parliamo insieme mercoledi 14 gennaio, ore 18 in via Trivero









