Scioperi in Italia e negli Stati Uniti contro l’amministratore delegato al ridimensionamento di Stellantis. Di Ezio Boero
L’amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, non raccoglie molti consensi in giro per il mondo. Il suo contratto quinquennale scade nel 2026 e non è ancora noto se gli sarà rinnovato. Si è aumentato la retribuzione del 56% (ora guadagna 39,5 milioni di dollari all’anno), vuole chiudere delle fabbriche e non aprire alcune di quelle annunciate o di quello concordate col Sindacato. Come massimo dirigente di PSA, Peugeot, Tavares aveva preso il controllo della nuova società Stellantis, con sede nei Paesi Bassi, nel gennaio 2021, al momento della fusione con Fiat/Chrysler. Da dicembre 2019 al 2023, Stellantis ha ridotto la sua forza lavoro nel mondo di 47.500 operai (sui 242.000 totali): i tagli dei costi fanno parte, per meglio dire sono al centro, del piano di Tavares per raddoppiare le entrate entro il 2030. Contemporaneamente quest’anno ha riacquistato 3 miliardi di dollari delle azioni societarie e distribuito 5 miliardi di dollari di dividendi agli azionisti.
Tavares in questi giorni è fortemente criticato sia dai Sindacati, in particolare da quelli italiani e da quello statunitense, che dai concessionari auto degli USA.
Il sindacato italiano ha indetto per il 18 ottobre uno sciopero nazionale di 8 ore in Stellantis, contestando il progressivo abbandono degli insediamenti produttivi italiani (peraltro iniziati già nella gestione Marchionne): la quasi sicura perdita dei 250 milioni di fondi del PNRR per la riconversione della fabbrica di Termoli in Molise per la produzione di batterie per veicoli elettrici e l’incerto futuro di Melfi, di Cassino, di Mirafiori a Torino (col paventato trasferimento di produzioni in Polonia) e di Pomigliano d’Arco (giunti questi due ultimi stabilimenti al 17esimo e al 15esimo anno consecutivo di cassa integrazione a rotazione). Dal 2017, la produzione di auto in Italia di Fiat (poi Fca, indi Stellantis) si è ridotta di quasi il 70%. Delle 505.000 auto vendute in in anno in Italia, meno della metà è stata prodotta nel nostro Paese (225.000). A Mirafiori l’occupazione, che era di 70.000 operai negli anni gloriosi delle lotte sindacali, oggi è poco più di 10.000 addetti. Il 70% dei quali andrà in pensione entro 7 anni ed è assillato da CIG a rotazione, proposte di trasferimenti in Polonia, contratti di solidarietà ed esuberi “incentivati”. Per non parlare della catastrofe occupazionale nell’indotto.

L’associazione dei concessionari statunitensi di Stellantis ha scritto a Tavares una letteraccia pubblica con cui ha criticato il grande aumento dell’invenduto, il dimezzamento della quota di mercato (che Tavares con nonchalance imputa ai mancati segnali che gli sono arrivati dai suoi collaboratori) e la perdita del valore delle azioni. Gli ricorda che, da oltre due anni, i concessionari avevano lanciato un allarme, avvertendolo che il percorso impostato da Stellantis negli Usa si sarebbe rivelato un disastro a lungo termine. “Ora il disastro è arrivato”. Le vendite statunitensi di Stellantis sono crollate del 21% nel secondo trimestre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e l’utile netto è diminuito di 6 miliardi di miliardi, in calo del 48%, nei primi sei mesi di quest’anno.
Nel mese di agosto, altrettante critiche sono arrivate da 17 sezioni locali del sindacato dell’auto degli USA, United Auto Workers, perché Tavares non dà intenzione alcuna di rispettare l’accordo di un anno fa, compreso nel testo del rinnovo del contratto di lavoro, di riaprire entro il 2027 lo stabilimento di assemblaggio di Belvidere in Illinois per costruire batterie di auto elettriche e di riprendere la produzione di un camion di medie dimensioni.
Stellantis ha pure recentemente annunciato la decisione di licenziare 2.500 addetti di un intero turno di lavoro nel suo stabilimento di assemblaggio di camion Warren nel Michigan e sembra intenzionata a trasferire a Windsor in Ontario (Canada) la produzione della Dodge Durango, attualmente a Toledo, nel Michigan, una delle più grandi fabbriche di Stellantis negli USA. I cui 5.000 lavoratori erano stati tra i primi a scendere in sciopero articolato dell’autunno scorso per il rinnovo dei 3 contratti separati di lavoro delle 3 grandi imprese auto statunitensi (le Big 3: Ford, General Motors e Crysler ora Stellantis). Toledo è stato anche uno degli impianti in cui i lavoratori avevano votato contro l’accordo che aveva posto fine a quello sciopero, sollevando preoccupazioni sulla sincerità aziendale in tema di occupazione, bonus retributivi, conversione dei lavoratori temporanei e utilizzo degli straordinari obbligatori. Preoccupazioni che oggi si rilevano fondate.
Stephen Hinojosa, membro di UAW Local 12 ha dichiarato: “Eccoli! Sono arrivati: hanno ridotto tutto fino all’ultimo centesimo, e succhiano ogni profitto possibile. E ora vogliono chiudere. Ogni volta che Tavares ha preso il controllo di un’azienda, ha tagliato la produzione e le condizioni dei posti di lavoro ai prezzi più economici. Ed è così che è stato in grado di rendere redditizie quelle aziende, licenziando migliaia di lavoratori automobilistici statunitensi mentre accumulava profitti con i loro sacrifici umani”.
Appunto! A marzo 24, mentre dichiarava che avrebbe licenziato 400 operai, nel merito della transizione dai motori a combustione ai veicoli elettrici, Tavares ripetutamente affermava che produrre i veicoli elettrici costa il 40% in più rispetto a quelli che funzionano a benzina e che la società avrebbe dovuto tagliare i costi per rendere i veicoli elettrici accessibili per la classe media.
Di fronte a questo atteggiamento aziendale, UAW ha intrapreso la strada della procedura d’infrazione
contrattuale per arrivare allo sciopero, avvenimento assai raro negli USA in costanza di contratto. UAW ha presentato un’accusa di “pratica del lavoro sleale” contro Stellantis all’agenzia federale National Labor Relations Board, che vigila sui diritti del lavoro, a causa del rifiuto della società di fornire informazioni sui suoi piani e per il rispetto degli impegni di prodotto.
“Comunicheremo i nostri piani a UAW al momento opportuno”, ha risposto Stellantis, sostenendo anche che lo sciopero è illegale in questo momento perché l”azienda non ha violato il contratto.
UAW sta preparando lo sciopero nei vari stabilimenti Stellantis negli USA, malgrado l’elevato stoccaggio di auto invendute nel Paese potrebbe non avere immediati conseguenze sui ricavi dell’impresa. La scelta del Sindacato potrebbe essere, per non incorrere in denunce per sciopero non consentito durante il contratto, in una sua articolazione per stabilimento.
Su questi problemi occupazionali s’innestano le contrapposizioni politiche: In Italia il governo di centro-destra-destra sta premendo verso l’Europa per una revisione dell’impegno all’abbandono dei veicoli con motore a combustione interna entro il 2035. Negli USA, malgrado le vendite di veicoli elettrici siano cresciute lo scorso anno rispetto al 2022 del 47% (1,19 milioni in più) e la quota di mercato dei veicoli elettrici sia passata dal 5,8% al 7,6%, Trump ha promesso d’interrompere la transizione ai veicoli elettrici. Confermando con ciò la sua posizione di negazionista climatico che lo aveva portato all’uscita dagli accordi sul clima di Parigi del 2015, accordi in cui Biden era rientrato. La conferma dei veicoli tradizionali, o per lo meno l’allontanamento nel tempo di quelli elettrici, gli serve per conquistare o per mantenere il voto dei lavoratori auto e delle loro famiglie in alcuni Stati in bilico elettorale. Stati che hanno patito la dismissione (per il trasferimento in Messico e nel Sud desindacalizzato degli USA) delle loro storiche fabbriche auto, le quali nel 2001 occupavano negli USA 408.000 operai, oggi solo 146.000.
L’odio di Trump per ciò che sa di ecologico, pertanto che i veicoli elettrici lo siano poi del tutto, lo allontana dalle esigenze del suo nuovo amico Egon Musk (proprietario del marchio di auto elettriche Tesla), che gli ha staccato ad agosto un assegno per la sua campagna elettorale di 289.000 dollari (peraltro un nulla per lui, che è la persona più ricca del mondo) e con cui ha avuto la famigerata conversazione in diretta sulla piattaforma sociale X (che Musk ha acquistato due anni fa), durante la quale Trump ha elogiato il suo sodale per le sue capacità di licenziare lavoratori. E gli ha pure offerto in diretta un posto di tagliatore di spese sociali e di personale del Pubblico Impiego nell’amministrazione del suo prossimo mandato presidenziale, di cui sembra sicuro.
Fonti principali:
Luis Feliz Leon, Will Auto Workers Strike to Hold Stellantis to Its Promises?, Labor Notes, 17.9 Daniele Diez e Carlo Ruggiero, Stellantis, una lenta dismissione, Collettiva, 25.9, Bianca Carretto e Marco Sabella, Crisi Stellantis, parte la ricerca al successore del ceo Tavares, Corriere della Sera , 25.9








