Piero Baral non c’è più … continuons le combat!
Nel 1964 sono un giovane provinciale sceso dalla Val Chisone a Pinerolo, dove cerco di inserirmi in esperienze di gruppo. Frequento il Movimento Studenti Cattolici, negli anni precedenti il ’68, scopro le tematiche dell’immigrazione, del Vietnam, dell’ecumenismo, della pace. Nel 67-68 sono ad Agraria. Non studio, conosco invece Sandro Sarti, ex partigiano e attivo nella controinformazione sul Vietnam e poi sulle lotte di Palazzo Campana.
Nel 1972 vengo assunto all’Indesit. L’impegno che non metto nel rispettare le regole sul lavoro lo metto invece nella politica. Anni vorticosi, vivo di corsa in un attivismo che mi farà perdere il lavoro. Imparo, al circolo operaio di None, a leggere e commentare la fabbrica e la realtà più vasta alla luce dei testi originali dello zio Karl. In Fiat ci arrivo dopo un’esperienza come manovale edile. La Fiat è un gigante malato che contesto in modo disordinato e senza prospettive, ma la fabbrica in quegli anni è un brulichio di teorie politiche e di comportamenti che la direzione tiene d’occhio a distanza e su cui infine interviene a ottobre del 1979.
In tre a Rivalta avevamo firmato un testo contro il questionario del PCI che invitava a interrogare invece i lavoratori sui delegati sindacali imboscati, sullo scollamento tra sindacati e lavoratori. Questo testo, e la freddezza dei bollettini interni delle Presse che curo, mi guadagna il posto fra i 61. Firmo da solo un ultimo volantino la Fiat mente. In quei tre anni passati a Rivalta non mi riconosco in nessuna delle organizzazioni politiche presenti in fabbrica e fra i 61. Ero un iscritto alla CGIL che non frequentava le sedi sindacali ma parlava solo nelle assemblee e criticamente. Dicevo che ero un apprendista-comunista.

l’ultimo lavoro di Piero Baral
______30/08/2025___________tuttoscorre/: bignami-fine serie
– il territorio pinerolese ed il rapporto con le guerre (di un passato di cui ‘parlano’ strade e piazze).
– I moti europei del 1831 e 1848 e la crescita del movimento socialista non impedirono le discutibili guerre di ‘indipendenza’ sabaude- scorciatoie ‘per fare l’unità italiana’ con le armi e l’aiuto di paesi oltralpe e non con la via lenta del suffragio- ( ricordandole si tramanda un canto posteriore che dice “voi chiamate il campo d’onore questa guerra al di là dei confini”):– vedi i contrasti politici, risolti per decisione del re, cioè per colpo di stato, sulla partecipazione alla guerra mondiale.
Dal 1935 poi si svolsero “Otto anni di guerre ininterrotte. In Etiopia, un fragile impero presto perduto. La guerra civile spagnola. Sulle Alpi contro la Francia. Contro la Grecia, un fallimento. Contro gli inglesi nel Mediterraneo e in Africa settentrionale, con alterne vicende. La dura occupazione dei Balcani da Lubiana all’Egeo. Guerra anche in Russia, fino al Don. Tutte guerre di espansione, alla ricerca del principale obiettivo della dittatura di Mussolini . “Fino alla catastrofe della seconda guerra mondiale” Le guerre italiane. 1935-1943 -Rochat Giorgio, Einaudi- quarta di copertina.
Degli 8 anni di guerre volute dall’imperialismo fascista si tirano le somme con l’8 settembre 1943, con l’armistizio, ma non è finita. I reduci, di varie zone di guerra, uniti a ragazzi e ragazzini (maschi e femmine) da allora combattono il nazifascismo in gran parte dell’Italia, per 3 anni, in una variegata guerriglia, in una Resistenza poco armata (e con l’aiuto crescente della nonviolenza popolare– capace di sabotaggi, non collaborazione, protezione degli ebrei dalle leggi razziali, rifiuto di portare all’ammasso i prodotti, assistenza logistica ai partigiani); – Poco chiaro fu certamente l’epilogo nel 1945 del regime fascista – i cui sostenitori sopravvivono ancora a vari livelli (più di metà dei votanti si schierò 80 anni fa col re e oggi metà dei votanti si affida alle destre – in parte per niente pentite del proprio passato).
In seguito e per 50 anni la cosidetta’ ‘democrazia’ della DC gestirà e curerà lo ‘stato vetrina’– che allora ‘godeva’ della rendita di posizione di confinare a Est con la cortina di ferro e a Sud coi paesi del Mediterraneo. Una svolta degli Anni 90- è ancora attuale: scoppia ‘tangentopoli’ e si ridipinge la pelle del gattopardo…per i maggiori partiti. Confermato un primato dello stivale: a oggi sono più di 60 i governi che si sono alternati dal dopoguerra. Cresce la disaffezione per questa democrazia, alimentata con un odio-amore dalla sequenza di bombe fasciste e dall’altro lato dal ‘terrorismo di sinistra’. Dopo il 25 aprile e le feste e i balli per la Liberazione (in Albania si svolgono invece il 28-29 novembre), dopo l’amnistia e il dibattito per la Costituzione, si era assistito alla progressiva riduzione della presenza militare, in riorganizzazione all’interno della Nato ; da Pinerolo e dintorni se ne andrà il Genio e poi la Cavalleria e la Scuola Veterinaria, restano gli Alpini. Da un lato gli interventi repressivi sono prudenti o minimali– vedi l’esito delle 200 denunce cumulate -a operai e studenti; certo ci sono minimi casi conosciuti di adesione alla lotta armata, ma la diffusa rabbia si manifesta in forme pacifiche o graffiti… e brevi blocchi stradali; questo territorio è sostanzialmente nonviolento;
-si ricordano dall’altro lato – ci sono foto al museo?- le storiche cariche di inizio ‘900 della cavalleria a Luserna (1906-una operaia morta) e Torino (1917) sempre contro le operaie (carica fermata da una donna che espone il seno nudo) e sempre a Torino-dove un gruppo di cavalieri di ritorno , prigionieri, sfugge ai propri ex alleati e si libera dei nazisti in quella che sarà ‘l’ultima carica’ cittadina, aiutato da abitanti del quartiere.)
Il padronato invece non ha pudori e licenzia negli anni in Italia una massa di mezzo milione di militanti di sinistra e operai combattivi- già spiati da forze dell’ordine, parrocchie e sindacati gialli- alla faccia di varie aperture delle imprese ai partigiani durante la Resistenza; perde via via peso tutta la struttura industriale storica locale ( un tempo altamente qualificata) – cresce, trainato dai dollari del piano Marshall, il processo di unità europea, che accompagna l’effimero boom economico, tuttora basato sulla piccola impresa (quella a partecipazione statale viene liquidata, l’Italia è in vendita, i salari si fermano a 30 anni fa…
L’associazionismo laico o militare- specie ANA – pratica varie forme di volontariato volte al sociale o alla custodia del territorio- ma sovente finisce col sostituirsi a compiti dello stato sociale. Questo, sostenuto e creato con le lotte, si rivelerà nel tempo terreno di conquista da parte del settore sanitario privato. Emerge la scarsa fiducia nelle lotte e nella riduzione degli orari di lavoro. Chi si contenta— ha scarsa fiducia nelle lotte e nella riduzione degli orari di lavoro. Chi si contenta…ma si contano in più di 20mila gli addetti mancanti alla sanità.
La fine (?) in modo nonviolento e per implosione – inizio 1990- del sistema sovietico- richiede però un nuovo equilibrio, economico, politico, sociale e religioso. – Ricordiamo le rivolte operaie all’Est negli anni precedenti, ricordiamo la nascita tempestiva della marcia umbra per la pace. Anche pinerolesi da tempo portano avanti la pratica evangelica dell’obiezione di coscienza antimilitarista o fiscale ( con Aldo Ferrero dal 1969 la nonviolenza e l’obiezione vengono vissute come ‘occasione di predicazione’);
– cresce la presenza nelle caserme pinerolesi, intorno agli anni ’70, dei Proletari in Divisa (PID – movimento politico represso ma non battuto- voluto dalla sinistra extraparlamentare ma non dal PCI);
-importante ma a volte non localmente compreso, il ruolo del Centro Ecumenico di Agape nel dialogo interreligioso e politico dei giovani, con un respiro internazionale per la pace dagli anni ‘50, fino a arrivare alle problematiche di genere, ecologiche, delle migrazioni:
– così la presenza breve, ma incisiva, di un centinaio di studenti che fondano il Movimento Studenti Cattolici a Pinerolo, la cui radicalità post conciliare anticipò il ’68 torinese e costrinse all’azzeramento dell’Azione Cattolica Diocesana. Nel Movimento si frequentano e conoscono e fanno amicizia ragazzi e ragazze, si occupano del problema della casa, fanno doposcuola aiutando piccoli e grandi a inserirsi in città.
Nella penisola sono anni di scioperi, alti e bassi, cortei, servizi segreti, bombe fasciste, pullulare di lotta armata di sinistra, parabole sindacali, illusioni elettorali… pentiti.
– Intanto si raggiungono altre tappe della ‘razionalizzazione’ dell’esercito e del suo maggior rispetto della Costituzione (nelle intenzioni): il riconoscimento dell’obiezione e poi del servizio civile, la trasformazione nel tempo della leva militare in
servizio volontario; infine l’arruolamento delle donne ( che riduce i soprusi del nonnismo) e il percorso tortuoso delle missioni ‘umanitarie’, ora ci si prepara all’esercito europeo stanziando fior di miliardi. Le associazioni pacifiste si concentrano per un percorso di atti di pace, contro il riarmo che sarebbe pagato coi tagli al sociale dalla povera gente, già carne da cannone e costretta a uccidere i fratelli.
Mentre varie nazioni si cimentano nel compito di contrastare ipocritamente una trentina di guerre all’anno, sono micidiali gli tsunami delle guerre impari con Russia e Israele, con grandi affari per armi e ricerca militare, morti e atrocità, fra balletti mediatori di vari governi e progetti di ricostruzione e deportazione . Dove sono ONU e simili? Chi sono, a cosa mirano i sultani miliardari tecnologici del web? Dunque cosa fare? quale azione contro le guerre e per la pace QUI E ORA: piccole cose, come continuare la consolidata pratica nonviolenta (scioperi, giornali, volantini, ta ze bao, manifestazioni, autoriduzioni ecc. nella ricerca dell’unità possibile di associazioni, sindacati e partiti). Sia nella ricerca in prima persona di atti di pace. Invece di esibire bandiere, divise e medaglie e suonare ‘il silenzio’, ricordiamo le parole di Francesco: “fate rumore” !
Il pinerolese si è impoverito nel corso degli ultimi 30 anni, sia nel settore produttivo che nel pubblico, negli ospedali, nei treni, nella vivibilità in città, nella democrazia di quartiere, nei servizi necessari a anziani, invalidi, donne… (sembra che ci si concentri sui giovani e lo sport – militare e no-). Si incita allo sport rischioso in tutti i campi: con chi si vuole competere? Con chi si vuole cooperare? Chi ci guadagna? Si comincia a parlare di tramonto per le terre alte, sempre più marginali. Marginale a chi? Veniamo da una lunga storia. Uniti si vince. Questa la strada tracciata lentamente dai nostri padri e dalle nostre madri.
Disarmare e non produrre merci inutili e dannose!! Contro chi rottama regioni e popolazioni, lavora e produci di meno!









