Destra estrema: simboli, corpi, rituali mostra fotografica di Claudio Rizzini
Sala polifunzionale di Volere la Luna
via Trivero 16 – Torino
9-30 ottobre 2024
inaugurazione
9 ottobre ore 18.00
Sono passati cento anni dal delitto Matteotti, perpetrato dalla polizia politica fascista su ordine di Mussolini. Cinquanta dalla strage di Piazza della Loggia di riconosciuta matrice neofascista. In mezzo, Piazza Fontana, tragico inizio della strategia della tensione. Ancora ombre nere si aggirano in Italia e in grande parte dell’Europa: sono i militanti e i simpatizzanti delle formazioni della destra estrema. Sono tanti, non tantissimi, violenti quando si muovono in branco, sempre più istituzionalizzati. Trovano importanti interlocutori nei governi dei loro paesi.
Il caso Italia preoccupa l’Europa: uno studio del Parlamento Europeo, pubblicato il 20 maggio 2022 dalla Commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni, allo scopo di supportare il lavoro dei parlamentari europei, ha definito il concetto di “estremismo di destra” e monitorato i crimini d’odio commessi da soggetti e organizzazioni estremiste in sette Stati membri (Bulgaria, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Polonia, Svezia). Per l’Italia lo studio definisce Forza Nuova e CasaPound «formazioni di estrema destra che conducono battaglie politiche ultra-nazionaliste e conservatrici, combinate con forti narrazioni xenofobe e antisemite e ideologie ultra-religiose riguardo ad aborto, eutanasia e matrimoni omosessuali». Per i crimini d’odio si cita l’assalto del 9 ottobre 2021 alla sede di Roma della Cgil scatenato, secondo le risultanze giudiziarie, da Forza Nuova con il sostegno di esponenti No Vax.
Una parte consistente di italiani non ha mai fatto i conti con il ventennio. Il culto del Duce è ancora molto forte.
La destra estrema cavalca il disagio sociale e il rancore delle classi medie con una ricetta consolidata: additare come nemico la grande immigrazione, accentuare i contrasti tra poveri, rifiutare la razionalità della scienza, rilanciare il complotto della sostituzione etnica, delegittimare i valori antifascisti della Costituzione. Lo fa con una neolingua basata su slogan dove la sintassi elementare è funzionale per evitare ragionamenti complessi e critici. Questa neolingua sembra accomunare il linguaggio degli estremisti a quello di alcune alte cariche dello Stato come dimostrato, per esempio, dallo squallido tentativo di revisione dei fatti di via Rasella del 1944 effettuato dal presidente del Senato con le conseguenti parole ambigue circa i crimini delle Fosse Ardeatine.
Claudio Rizzini è stato dove tutto inizia. Nelle strade, dove la galassia della destra estrema si muove in formazione militare, agita piazze e periferie, fomentando le rivolte dei comitati di quartiere contro Rom e immigrati soffiando sul fuoco della paura. Nei cortei, nelle fredde sere di febbraio dove la commemorazione della tragedia dei martiri delle foibe è strumentale alla narrazione neofascista. Nei raduni organizzati in capannoni fuori dalle grandi città del nord dove si incontrano militanti e semplici simpatizzanti delle decine di sigle diverse a destra di Fratelli d’Italia, impegnati ad occupare con i propri corpi lo spazio “identitario” e a rivendicare con orgoglio le “radici che non gelano”. La colonna sonora è un sottofondo martellante di musica hardcore, dura, urlata, sparata ad altissimo volume. Qui i nuovi camerati si scambiano saluti con il braccio teso, si esibiscono in virili e grottesche dimostrazioni di forza, reclutano nuovi militanti. I ragazzi della destra estrema si menano a torso nudo seguendo le note di “Cinghiamattanza”, un pezzo degli ZetaZeroAlfa, gruppo musicale guidato dal leader di CasaPound, Gianluca Iannone, recentemente imputato insieme ad altre nove persone per l’occupazione abusiva della sede di CasaPound a Roma.
Simboli e rituali. Parole d’ordine e corpi usati come linguaggio per urlare la propria solitudine e per veicolare la rabbia verso i nemici principali: la democrazia, il multiculturalismo. Omofobia, suprematismo bianco, antifemminismo, ultranazionalismo, Dio Patria Famiglia e Capocrazia. È questo il cuore di tenebra che nessuno vuole vedere e che batte nell’Italia indifferente e senza memoria di oggi.
A tutto questo è dedicata la mostra di fotografie di Claudio Rizzini “Destra estrema: simboli, corpi, rituali”, allestita nella sala polifunzionale di Volere la Luna in via Trivero 16 a Torino.
La mostra sarà aperta dal 9 al 30 ottobre (orari: lunedì, mercoledì e sabato dalle 15.00 alle 18.00).
Dal 21 al 25 ottobre sono previste visite guidate per le scuole dalle 9.00 alle 13.00, previa prenotazione al n. 371 4442275.
Inaugurazione: 9 ottobre ore 18.00 con l’autore e Adolfo Mignemi, Nino Boeti e Livio Pepino.
* * * * *
Claudio Rizzini, fotoreporter bresciano, è attivo nel panorama fotografico nazionale dal 2014, anno in cui si associa al Cinefotoclub di Brescia. Predilige il linguaggio rigoroso del bianco e nero. I suoi scatti di fotografia umanista sono stati premiati in diversi concorsi nazionali e internazionali: tra i lavori più significativi il reportage sulla classe operaia “Saluteremo il Signor Padrone”, quello sulla boxe “I pugilatori” e “La ballata di Kamara e Keita”, quest’ultimo selezionato da Libera tra i migliori dieci progetti sul tema dei beni confiscati alla mafia. Il reportage “Armàti di paura”, un racconto sul difficile tema dell’autodifesa, si aggiudica la lettura portfolio di Milano Photofestival ed è finalista al Premio Voglino e alla seconda edizione del premio Dondero (dove riceve la menzione d’onore).








