IO, MANIFESTO – Serigrafia e dintorni. (Prima puntata) dall’8 al 31 marzo 2024 in Via Trivero 16 a Torino

Bruno Scrascia
Dopo la Maturità artistica nel 1969 e il diploma in Scenografia presso l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino nel1973, mi sono dedicato a diverse attività (animazione teatrale, grafica, fumetto, fotografia, illustrazione). Nel ’76 ho partecipato alla nascita di una rivista “di impegno politico” a fumetti, GeroZoom, con Paolo Grasso, Lalla Fiori, Claudio Mellana e molti altri. Su quelle pagine ho creato un personaggio scalcagnato dal nome autobiografico: Cortopugliese. Alla fine degli anni ‘70 ho collaborato con il Centro stampa della FLM piemontese che in seguito ho coordinato fino al 1984.
Per l’Assessorato alla Sanità del Comune di Torino ho realizzato alcuni opuscoli informativi rivolti ai bambini come quelli sulla talassemia e la prevenzione dei pidocchi nelle scuole.
Ho collaborato con Radio Torino Popolare, diretta Carlo Degiacomi, fin dalla sua nascita, con iniziative che nel corso degli anni ’80 e ’90 vedranno tra l’altro, la realizzazione della grande mostra fotografica Lavoro Posseduto, Lavoro Desiderato con Uliano Lucas e Gianni Gili, la mostra sull’acqua H2O e quella sui rifiuti R Come.
A metà degli anni ‘80 ho aperto lo studio Officina Grafica.
Negli stessi anni ho collaborato come art director con l’agenzia Pas informazione.
Intorno al 1991 ho iniziato una fruttuosa collaborazione con Cliomedia di Chiara Ottaviano e Peppino Ortoleva, con i quaderni sulla comunicazione per Sip (poi Telecom) e Nuova Italia e, in seguito, con altre iniziative editoriali.
Intanto, per gioco, ho sperimentato elaborazioni fotografiche e pittoriche.
Dal 1995 al 1998 ho curato l’immagine del Salone del Libro e del Salone della Musica di Torino presieduto da Guido Accornero.
Vivace in questo periodo anche la collaborazione con Metropolis/Radar di Luciano Casadei.
Per qualche anno, come tutti, ho insegnato presso l’Istituto Europeo di Design (di Torino).
Successivamente mi sono dedicato prevalentemente alla grafica editoriale per diversi prestigiosi editori ed enti (direttamente o in collaborazione con Zadìg di Flavio Febbraro e Burkhard Schwetje) come Bolaffi, Celid, Elede, Einaudi, Gribaudo, Ludion, Mondadori Electa, Utet e l’Università di Torino, prevalentemente per l’ideazione di libri e cataloghi d’arte, architettura, fotografia e materiali di informazione per vari eventi. Continuo a lavorare a Torino e vivo tra Piemonte e Salento.
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Pietro Perotti
Negli anni ’60 a Ghemme , il paese dove sono nato, si era formato un gruppo di giovani quasi tutti di estrazione proletaria, alcuni, come me, lavoravano già. Eravamo al di fuori delle organizzazioni tradizionali, oggi si direbbe “Border line”. Ci trovavamo in una stalla a casa mia a discutere, sentire musica, e a leggere libri. Su un muro capeggiava una grande scritta, “ VIETATO VIETARE. Erano usciti in quegli anni i tascabili Mondadori con le belle copertine illustrate da Ferenc Pinter, e avevamo fatto una piccola biblioteca. Abbiamo così conosciuto i grandi scrittori come Steinbek, “Furore”, “ Uomini e topi,”poi Pavese e altri. Un giorno, non ricordo come, mi è capitato tra le mani un piccolo libro dal titolo “ Lettera ad una professoressa ”dei ragazzi della scuola di Barbiana, di don Lorenzo Milani. Questo libro è stato per noi una rivelazione, abbiamo capito che si potevano cambiare le cose, e che per cambiare oltre al ribellismo bisognava studiare e organizzarsi, “ Risolvere i problemi da soli è egoismo, risolverli insieme è la politica”. Da allora ogni riunione e discussione doveva finire sempre con qualcosa di concreto, intervento sui problemi sociali o delle fabbriche. Allora a Ghemme c’erano 3 stabilimenti di filatura e tessitura Crespi, con centinaia di operai in prevalenza donne. Gli interventi di agitazione e propaganda si facevano con dei volantini che andavamo a ciclostinare presso la sede CGIL di Romagnano sesia, poi quando abbiamo cominciato a contestare anche il parroco siamo stati costretti a stamparceli ,a mano, da soli.
Poi arriva il maggio francese del 1968, creativo, ludico, libertario, con la carica immaginativa tradottasi sui muri delle facoltà occupate dagli studenti prima in slogan poi in manifesti di denuncia di attacco contro il potere, la società borghese, o in appoggio alle lotte operaie.
Questo dei manifesti cioè la possibilità di poter stampare in proprio e con poca spesa dei manifesti è stata la cosa che più ci ha affascinato, e così anche noi abbiamo cominciato a stampare, in serigrafia, dei manifesti per i nostri interventi politici e sociali.
Il primo è stato per ricordare CHE Guevara, ma siccome non avevamo un inchiostro adatto alla carta abbiamo usato quello che avevamo a disposizione, dello smalto rosso. Ci siamo poi accorti che il colore si sgretolava. Poi ne abbiamo fatti per il 25 aprile e uno molto bello per ricordare quando Sandro Pertini è diventato Presidente della Repubblica. Ma quello che ha avuto più successo e dibattito, è stato quello su Gesù Ricercato. Lo stupore delle persone vedere tutti quei manifesti affissi nel paese, con i caratteri disegnati a mano tutti uguali, non riuscivano a capire come fosse stato possibile. Uno era stato affisso anche sul muro della casa Parrocchiale e il Parroco aveva fatto denuncia contro ignoti, anche perché questi interventi non li abbiamo mai firmati. Anche i carabinieri non riuscivano a capire come avevamo fatto, e per recuperare il corpo del reato si sono messi a gettare acqua, per alcuni giorni, su un manifesto per staccarlo e portarlo in caserma.
Poi il 1969 sono stato assunto alla Fiat-Mirafiori e fin da subito mi sono occupato di comunicazione, usando la tecnica serigrafica. Mi sono fatto un piccolo telaio con cui mi stampavo, alla sera in casa, degli adesivi su parole d’ordine inerenti alle lotte, e poi al mattino li distribuivo agli operai che li appiccicavano alle catene di montaggio che girando diffondevano il messaggio.
Oltre agli adesivi ho fatto anche manifesti , vedendo il simbolo Fiat con le lettere che sembravano sbarre ho fatto un manifesto con due mani che aprivano le sbarre e il titolo Compagni liberiamoci. Di questo manifesto ne ho stampato poi uno più completo con sopra scritto “ I Padroni hanno fatto della fabbrica una galera, Compagni Liberiamoci” su carta da pacchi venduto per finanziare il giornale operaio “ Compagni”. Di questo non mi è rimasta nessuna copia, però ho visto, con piacere, in una rivista di architettura che una copia era affissa nella casa di campagna della giornalista Camilla Cederna. Poi ne ho fatti tanti altri sul Vietnam e per l’organizzazione Avanguardia Operaia.
Alessandro Midulla
GRUPPO POLITICO SALUZZESE
Alla fine degli anni ‘60 nel Saluzzese le lotte sindacali dei cartai Burgo, il fermento post conciliare nel mondo cattolico, l’eco del maggio francese e del ‘68 praghese favoriscono un nuovo attivismo politico anche al di fuori dei tradizionali partiti.
A Saluzzo agli inizi degli anni ‘70 nasce il Gruppo Politico Saluzzese che si orienta verso il Collettivo Lenin di Torino (in seguito Avanguardia operaia e infine Democrazia proletaria) e in generale verso la nuova sinistra.
Studentesse e studenti di estrazione piccolo borghese, qualche operaio, qualche infermiera/e, qualche artigiano… cominciano a intervenire nelle scuole medie superiori della città e davanti alle fabbriche e in Ospedale Civile, alimentano il dibattito culturale cittadino sulle lotte sociali, sull’imperialismo e sulle forme di socialismo, sul golpe cileno, sulla sessualità, sul divorzio.
Chi percepisce un salario contribuisce all’autofinanziamento per l’affitto di una sede, l’acquisto di un megafono e un ciclostile di seconda mano inizialmente presi a prestito da un oratorio, dalla Camera del Lavoro o dai partiti della sinistra, tradizionalmente minoritari nella Provincia Granda e bianca.
Le compagne e i compagni con attitudini artistiche assumono un ruolo all’interno del collettivo, sia in ambito figurativo ( come Fernanda Conti, insegnante presso il locale Istituto d’Arte, Alessandro Midulla, studente di Lettere…) che musicale (come Franco Bongiovanni, originalissimo compositore e chitarrista, Maurizio Marino…).
All’intervento sulle matrici del ciclostile, ai Datsebao, manifesti murali scritti a mano, alle pennellesse e bombolette per scritte e stencil sui muri si aggiunge finalmente la scoperta della meravigliosa tecnica della serigrafia.
Ogni contributo è prezioso, dalla costruzione del telaio alla creazione dell’immagine, alla tiratura, all’affissione notturna più o meno avventurosa.
La grafica cubana, i manifesti del maggio francese, i murales cileni, i fumetti, l’underground statunitense influenzano in vario modo la produzione di poster, di volantini, di striscioni per le manifestazioni e di murales.
Chi si sente “artista” prende coscienza del proprio ruolo nel collettivo in gioiosa alternativa a quello offerto dal sistema delle gallerie e del mercato.
Qualcuna/o continuerà la produzione artistica in immersione sulla base di questa scelta, altre/i riprenderanno o intraprenderanno una strada professionale in seguito alla crisi profonda del Movimento Operaio negli anni ‘80, ma l’esperienza creativa collettiva di quegli anni resta.
Lo dimostra la sopravvivenza di questi reperti, magari malconci e fragili, perché la loro arte “non è nella forma o nella materia, ma nel processo che genera tra le persone, durante il quale perde di importanza l’opera finale e assume centralità l’incontro, la scoperta dell’altro, il legame che ne deriva” come scriveva Michela Murgia a proposito dell’arte relazionale.
Gianni Lerda
STAMPERIA DI CUNEO.
Nei primi anni settanta a Cuneo un collettivo di studenti dell’Accademia Albertina e di Architettura danno vita a una stamperia in Cuneo che si mette al servizio delle lotte sociali in città e nelle vallate, come la valle Gesso, dove un comitato formato da Italia Nostra e militanti di varie formazioni riesce a impedire la costruzione dei canali di gronda, che, per riempire la nuova diga del Chiotas, avrebbero inaridito la valle con pregiudizio della vegetazione e della fauna. A questa, che rappresenta una delle prime iniziative ecologiste, si riferisce il manifesto dei tralicci.
Purtroppo molti altri manifesti sono andati irrimediabilmente perduti.
Gianni Lerda.
Cuneo, 1949. Vive e opera a San Damiano Macra (Cn). Liceo Artistico, Accademia Albertina, poi il Sessantotto. Dal 1972 s’impegna nella militanza politico-culturale, producendo lavori di grafica per il Circolo Pinelli di Cuneo con Mario Mondino e in amicizia col mitico Edo Di Muro. Negli anni Ottanta e Novanta riprende un’attività più di azione che di esposizione vera e propria, dando vita a installazioni o costruzioni di oggetti strumentali con materiali primari, del tutto provvisori e di valore interamente spirituale.
Laura Fiori
Nata a Casale Monferrato; frequenta l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti (Pittura) a Torino, dove fa parte del Collettivo Politico dell’Accademia (1972 -75)
ed inizia la collaborazione con il Movimento delle Donne di Torino e con il Sindacato.
Dal 1975 all’80 svolge attività come libera professionista: grafica e illustrazione, esperienze didattiche.
Dal 1980 all’89: collabora con il laboratorio Lanterna Magica; in seguito é tra i fondatori della società “La Lanterna Magica” di Torino, specializzata nella produzione di audiovisivi e di cinema di animazione.
Dal 1986 inizia un’attività di ricerca e sperimentazione sulle tecnologie digitali per l’animazione.
Autore e consulente RAI (L’Albero Azzurro) nel 1990-91.
Nel 1994, realizza i piloti per la serie “Racconti Zen” finanziata da Cartoon – Media (CEE). Dal ‘98 al 2002: produzioni per Mondo 3 – Rai Sat, Radio Torino Popolare;
progetti e animazioni per media interattivi.
Nel 2003 e 2004 fa parte della Commissione Innovazione Prodotto RAI.
Nel 2010 realizza il cortometraggio Anime Semplici, premiato al Fano Film Festival nel 2011.
Dal 2002 ad oggi: docente di riferimento presso il Centro Sperimentale di Cinematografia – Animazione – Torino.

Piero Gilardi
Partivo da un lavoro collettivo di “ Atelier Populaire “ che stampava, intorno al 1968 / 69 manifesti per il Movimento Studentesco , per la chiusura dei Manicomi e per le prime lotte operaie autonome, sono approdato alla realtà operaia come militante esterno alle Fabbriche della zona di Grugliasco. L’ embrionale Linea Politica del Collettivo nel quale ero impegnato si esprimeva a livello di Fabbrica nella proposta di gruppi operai di base. All’interno dei gruppi che eravamo riusciti ad aggregare venivano elaborati strumenti di agitazione e controinformazione rivolti a livello di massa. Periodicamente disegnavo, su “ Commissione “, di alcuni operai, vignette satiriche sui capi, sui dirigenti, sui crumiri, ecc., che venivano affisse nelle bacheche interne alla Fabbrica. In questi anni ho collaborato alle prime esperienze di Fumetto Operaio “ I tre C della Pininfarina, cottimo, cronometristi e canaglia fascista “ e “ borbotta, borbotta Casimiro “ per il Circolo operaio di None “ Indesit “. I contenuti di questi primi lavori riflettono il livello politico dell’organizzazione operaia di allora : le condizioni economiche salariali, le condizioni di lavoro, le condizioni di vita sul territorio ( con i problemi dei trasporti, della casa e della scuola ) e un primo accenno ai fatti politici generali. Di questo periodo sono anche gli opuscoli di formazione economico – politica : il “ salario “, “ il lavoro in Fabbrica “, “ la seconda categoria”, “ i Contratti dal 59 in poi “ e “ La Mensa Fiat”. In questi opuscoli venivano sviluppate delle analisi sulle nuove condizioni economiche, lavorative e sociali, degli operai, rapportate con un linguaggio didascalico e spesso ideologico, alla teoria marxista dei rapporti sociali di produzione e alla Storia del Movimento Operaio.
Sempre in questo periodo ho collaborato al giornale “Il Martello”, nato con lo scopo di collegare gli operai della Pinin Farina, della Bertone e della Carello. Il giornale conteneva editoriali sulla situazione politica e sindacale, notizie delle singole Fabbriche, lettere di operai e un piccolo poster da affiggere, disegnavo sui temi di attualità; non mancavano, naturalmente, le vignette e i fumetti.
Nell’autunno del 1974 ho fatto parte del Collettivo “La Comune” che si era aggregato a Torino. Una delle nostre prime significative esperienze è stata la partecipazione alla “Giornata di attività grafica “ organizzata dagli operai della Singer, allora occupata , contro lo smantellamento dello stabilimento di Leinì. Mi trovai insieme ad altri compagni, pittori e grafici, di estrazione borghese come me, a disegnare assieme agli operai di quella fabbrica, sensibilizzati anche ai problemi culturali del tipo di lotta socializzata che stavano conducendo.
Altra esperienza è stata quella del “ Giornale Operaio “ murale della Fiat Mirafiori. Il progetto di questo giornale prese avvio dalla constatazione che, mentre declinava l’interesse degli operai per la propaganda delle organizzazioni della sinistra rivoluzionaria, continuava spontaneamente in Fabbrica un lavoro di controinformazione costante e capillare: Tazebao, vignette, contestazioni dell’informazione borghese etc. , appesi nelle bacheche, denunciavano e criticavano, puntualmente, i fatti interni alla Fabbrica, anche quelli più minuti e i fatti politici generali. Il “Giornale Operaio” è uscito per tutto l’anno 1976 – 77 con una impostazione, monografica, cioè affrontando un unico argomento per ciascun numero, attraverso la collaborazione con un gruppo di operai e militanti esterni di Democrazia Proletaria. I temi affrontati vanno dalla rielezione dei delegati alla Mirafiori, al contratto Fiat Libia, dalla Condizione della Donna, accordo di Governo, dal terrorismo alla condizione giovanile. I contenuti politici, dunque, spaziavano da dentro a fuori dalla Fabbrica, con una complessità ed insieme una specificità nei singoli argomenti che apparivano nuovi rispetto alle precedenti esperienze di giornali operai.
Estratto da “ Esperienze di cultura e controinformazione operaia”, “ La mia Biopolitica
Piero Baral
….nel 67-68 sono ad Agraria, facoltà toccata marginalmente dalla contestazione del ’68. Non studio, conosco invece Sandro Sarti, ex partigiano e attivo nella controinformazione sul Vienam e poi sulle lotte di Palazzo Campana. Si deve a lui l’idea della grande marcia sul Vietnam a Torino del 1967 , silenziosa e senza cartelli, ‘L’università non fa per me’, dovevo spiegarlo a mio padre che nonostante i pessimi risultati all’esame di stato mi aveva consigliato di studiare ancora perché ‘i diplomati fra un po’ saranno molti e non si troverà facilmente lavoro’. Purtroppo ho sprecato due anni che avrei potuto impiegare meglio cercandomi un lavoro invece di vivere sulle spalle dei genitori.
Forse dovevo provare con una facoltà letteraria, ma certo non dedico tempo adeguato a studiare né ho un metodo. Di questo periodo mi ricordo come positiva soltanto la ricerca e la stesura di un dossier sui cinema parrocchiali uscito sul mensile di Pinerolo ‘XXV ora’. Ci misi sei mesi rubati allo studio. Faceva parte di un’ampia ricerca del mensile su ‘Il potere nella chiesa locale’ …
Rassegna stampa
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