COMMEDIA AL PARCO DORA di Ezio Boero
L’ATTOR GIOVANE AL CENTRO DELLA SCENA MENTRE LE COMPARSE NON CONOSCONO LA PARTE
Torino ha vissuto per decenni la presenza di un forte potere padronale che ne ha condizionato l’economia, l’urbanizzazione e la popolazione, fin quando ha quasi del tutto abbandonato la città. Che si è trovata a competere sul mercato internazionale alla ricerca di attività produttive e di grandi eventi. Di questi ultimi, l’esempio più rilevante sono le Olimpiadi invernali del 2006, col loro strascico di maggior turismo e grande debito del bilancio cittadino.
Se nel settore industriale oggi va forte l’industria bellica, di cui la città sta diventando uno dei centri nazionali, nello spettacolo sono i grandi eventi a imporsi, non solo a Torino, con le conseguenti richieste di posti aulici, e di contributi diretti e indiretti, per collocarli.
E’ ovvio che sono le Amministrazione comunali a detenere la totale responsabilità di tali scelte in termini di disponibilità di suolo pubblico e di vincoli più o meno grandi al loro svolgersi. Il loro compito sarebbe anche quello di richiedere un impatto economico positivo sulla città. Non per un settore limitato di essa ma soprattutto a favore della maggioranza dei cittadini che hanno la necessità che il Comune svolga l’intervento pubblico riequilibrante che dovrebbe essere uno dei suoi compiti.
Sarà pur vero che le politiche sociali sono strozzate dalla chiusura dei rubinetti decisa dall’Europa liberista ma negli ultimi anni si assiste alla progressiva consegna di una parte dell'”agenda comunale” a vecchi e nuovi poteri, piccoli e grandi. I quali non hanno la necessità di presentarsi al voto dei cittadini, perché possono vantare una propria indispensabilità e/o disponibilità di risorse economiche nei confronti di istituzioni sempre meno rappresentative e preoccupate soprattutto di assecondare partenariati col privato. Tanto meglio se esso vanta un proprio ruolo sociale.
Analizziamo uno di questi casi, apparentemente marginale, in cui tutto ciò si materializza.
Il Parco Dora è uno dei più grandi parchi torinesi. Ricavato dall’abbandono di tutte le grandi fabbriche del LungoDora, ideato dalla fredda mente di un paesaggista tedesco, concepito senza alcun coinvolgimento della popolazione, circondato da comprensori di nuove abitazioni, aveva ritrovato poco a poco, anche per la spinta dei cittadini che hanno rivendicato più verde del previsto, una vocazione: quella di parco cittadino ma anche di quartiere, assai frequentato.
Ma dopo un periodo di relativa tranquillità, il Parco Dora è diventato anch’esso una merce da rivendere sul mercato dei grandi eventi. La delibera della Giunta comunale di metà giugno, che ripropone nel merito quelle degli anni precedenti, ne è la dimostrazione pratica. Il Parco Dora vi è definito una “straordinaria location” e “un punto strategico per la promozione di politiche culturali”. Questa entusiastica definizione lascerebbe presagire vi sia collocata una gamma di occasioni a basso impatto ambientale che utilizzino discretamente l’area verde e permettano ai cittadini di ritrovarsi e anche di godere di iniziative culturali e sportive per i diversi interessi.
Tale aspettative rimangono però deluse: il Parco è sempre più utilizzato per grandi eventi che lo condizionano e ne stravolgono la missione. In particolare, il grandissimo concerto di musica elettronica è diventato “uno dei principali festival estivi dance d’Europa, anche grazie alla “straordinaria location”, all’offerta culturale-artistica con un cast di assoluto rilievo, all’attenzione ai temi della promozione del territorio, dell’innovazione e della sostenibilità ambientale”.
Il grande concerto concesso dal Comune nel Parco Dora ha sfortunatamente alcune caratteristiche che, sommandosi tra loro, concorrono però a ridurne il piacere, sia per il bene comune del verde pubblico che per le persone che abitano nelle residenze che lo attorniano. Innanzitutto, esso si svolge in una buona porzione del Parco e le sue strutture occupano anche una parte dell’area verde (vedremo oltre le deroghe concesse dalla Giunta comunale). Inoltre, dura sempre di più: dagli iniziali due giorni agli attuali tre e si svolge su un numero crescente di palchi: dagli iniziali due agli odierni cinque.
E’ utile precisare che il concerto non è di musica classica ma di musica elettronica, che per sua natura dev’essere suonata ad alto volume. La cui “esperienza immersiva”, che ci si potrebbe chiedere non causi danni auricolari temporanei o permanenti per chi vi assiste (e magari paga pure per essere più vicino al palco, non lontano dalle casse di emissione del suono), è anche un sicuro disturbo per chi abita attorno al concerto (malgrado gli accorgimenti che possono essere adottati per ridurne l’impatto); sia in termini di continuità (36 ore di musica di un’esibizione dopo l’altra che si svolgono dalle ore 12 alle ore 24), sia per le caratteristiche di suoni bassi potenti che caratterizzano quel tipo di musica.
La concessione dell’area del Parco avviene all’Associazione Culturale Suoni e Colori, titolare del marchio Futur Festival, mentre Movement Entertainment organizza il concerto, che vede ormai la presenza di oltre 100.000 persone. Le quali, sebbene oggetto di sorveglianza pubblica e privata, dotazione di servizi igienici, ecc., inevitabilmente tracimano tra le case del quartiere con affollamento di auto (per chi non utilizza il rafforzamento di mezzi pubblici predisposto) e movimento di persone anche ben oltre la chiusura del concerto, ecc.
Palchi e altre attrezzature del concerto necessitano di montaggio, e successivo smontaggio, comportando giorni e giorni di occupazione di una vasta area e l’inevitabile compromissione del verde (pubblico, non dimentichiamolo): nel 2024 la riapertura completa del Parco Dora dopo il Kappa FuturFestival 2024 (e anche, a seguire, di Terra Madre e delle giostre di Natale) è avvenuta il 25 maggio 2025, mentre le prime transenne nel Parco per montare il Kappa 2025, che si svolge dal 4 al 6 luglio, sono state collocate il 12 giugno 2025.
Se si cumulano tutte queste conseguenze sul quartiere e sul Parco, ci si aspetterebbe che chi è stato eletto dai cittadini, e anche, oggi è permesso, gli assessori manco passati dal voto, siano preoccupati dell’impatto del concerto. Magari tutti loro hanno letto distrattamente la Costituzione, tanto citata nelle cerimonie ufficiali a cui presenziano. L’articolo 41 dice che “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”. Tale stesura è stata una mediazione tra le opinioni presenti nell’Assemblea Costituente tra chi valorizzava il ruolo della proprietà pubblica e chi era un fautore della centralità della proprietà e dell’iniziativa privata. I secondi sono sempre più egemoni oggi, con motivazioni le più varie che fanno da apripista a tutte le possibili iniziative private, anche in settori assai più importanti del “nostro” concerto nel Parco Dora. Dei primi nelle Istituzioni si sono da qualche anno perse le tracce.
E’ sconcertante infatti constatare il fortissimo disallineamento delle attenzioni istituzionali alle diversificate esigenze che sono in ballo. Come ben documenta il fatto che la “location inestimabile” sia concessa dalla Giunta comunale con un triplice salto mortale di deroghe ai regolamenti urbani, quelli su cui si accaniscono discussioni di anni per produrli e poche ore per aggirarli.
Innanzitutto, della superficie occupata, di 14.580 mq, una parte, di 7.770 mq, occupa un prato, e quindi, malauguratamente per la perdita di tempo che ciò comporta per le Istituzioni, ogni anno (ma su questo probabilmente in Municipio si porrà riparo, cancellando inutili riunioni consultive) si rende necessario autorizzare l’utilizzo delle aree prative, in deroga all’art. 81, comma 7, del Regolamento del Verde Pubblico e Privato della Città di Torino. La deroga è effettuata ai sensi di “manifestazioni di interesse strategico” e tale è reputato il concerto. Il necessario parere preventivo, peraltro non vincolante, della Commissione ambiente del Consiglio comunale, è come al solito agevolmente ottenuto all’unanimità, il 4 giugno.
Se pur sia imposto, ovviamente, a garanzia degli obblighi di ripristino e pulizia delle aree occupate e delle aree limitrofe, il versamento di una cauzione di 20.000 euro, la tariffa per l’occupazione del suolo pubblico è fissata “sulla base dei metri quadri richiesti, dei giorni di occupazione del suolo (compresi montaggi e smontaggi), di stime a confronto dei corrispettivi richiesti per aree e strutture private equivalenti e dei costi aggiuntivi derivanti dall’uso di spazio pubblico non attrezzato sostenute dagli organizzatori”. Ed è infine stabilita in 35.500 Euro. Un importo assolutamente ridicolo, se rapportato alle pesanti modalità di occupazione del Parco e degli incassi del concerto (almeno una dozzina di milioni di euro?).
Infine viene concessa una deroga dal livello di decibel stabilito dalle norme, visto che nei dintorni ci sono solamente, quella poca fauna in fuga dal concerto e quei tanti residenti che non hanno case in montagne o al mare dove momentaneamente “sloggiare”.
Al contrario, l’entusiasmo sembra pervadere tutti i rappresentanti dei cittadini a livello comunale e delle due Circoscrizioni coinvolte. I quali spesso nei loro timidi interventi (dove le voci di moderato dissenso su singoli e marginali aspetti sono espresse quasi come a chiedere scusa del disturbo) ringraziano l’organizzatore del concerto che, se presente alla riunione, non manca di ricordare il suo amore per il territorio, che considera ormai un poco suo, e le benefiche opere che in questi anni ha distribuito. Non solo il dovuto ripristino del Parco, anzi la sua “rigenerazione”, dopo i danneggiamenti, ma anche alcune cose che lo valorizzano ulteriormente, come la rete da tennis e i canestri dei giochi siti sotto il capannone, il ripianto di un roseto (peraltro già abbandonato dal Verde urbano, per manifesta impossibilità a manutenerlo), otto alberi per il Parco, ecc. E anche la comparsa fuori Parco, col dono di una panchina artistica in un’aiuola sulla Spina Reale. Magari il pensiero di dare pure un contributo al riutilizzo sociale dell’edificio abbandonato dell’ex stazione Dora della ferrovia suburbana Torino-Ceres.
Una filantropia senz’altro encomiabile, posto che sia sincera e senza secondi fini, e sicuramente lo è, che non sfugge all’impressione che potrebbe essere implicitamente considerabile di mònito ad un’Amministrazione comunale che apparirebbe incapace di gestire i territori e che ha bisogno di mecenati che si propongono via via di avviare gestioni condivise pubblico-private, che oggi vanno tanto di moda.
L’edizione del KFF del 2025 è stata infatti preceduta da una vera e propria campagna pubblicitaria da parte del Comune di Torino, coinvolgente anche le due Circoscrizioni coinvolte, attraverso una sequela di elogi dell’organizzatore che, en passant, è dal 2006 presidente di Turismo Torino, nominato dall’amministrazione Appendino. Significativo è l’articolo di Torino Click, organo del Comune, che, da un lato elenca dettagliatamente tutti gli interventi nel Parco effettuati dal KFF in un’ottica definita di valorizzazione ambientale, dall’altro riporta plurime dichiarazioni di vari esponenti comunali che vantano un’operazione intitolata “KFF e Parco Dora: un’alleanza concreta per il territorio”. Poiché il Comune non ha mai considerato esistessero dissensi alla collocazione nel parco del grande concerto, le molteplici dichiarazioni di tripudio sembrerebbero il manifestarsi del proverbio “Excusation non petita, accusatio manifesta”.
Di fatto oggi restano in campo questioni sul grande concerto che non hanno trovato finora risposta o interesse da parte degli amministratori comunali:
– “il forte sostegno della Città a un’iniziativa che al “valore culturale e aggregativo del concerto”, lodato dall’assessore ai grandi eventi, comporta “importanti ricadute economiche sul territorio torinese”, cosa porta concretamente, a parte alcuni operatori turistici convenzionati e la “consolidata rete di aziende e fornitori del territorio coinvolti nell’organizzazione”, ai cittadini che ambiscono servizi pubblici di qualità in tutti i giorni dell’anno? Non pare che i 35.500 euro di occupazione di suolo pubblico (nemmeno 2,5 euro al metro quadro) possano essere utili in tal senso, essendo un importo che non è sufficiente nemmeno a pagare l’ingresso per un giorno di concerto, che costa come minimo 85 euro (72 per i residenti a Torino). Il concerto, ci si chiede cioè, porta almeno altre entrate dirette al bilancio della Città?
– lo schieramento di forza pubblica, di servizio di urgenza sanitaria, la realizzazione di spazi dedicati alla mobilità dolce e di corse aggiuntive del trasporto pubblico, ecc. da chi viene pagato e quanto costa? La frase finale di rito della delibera che “il presente provvedimento, per la natura dell’oggetto, non rientra nei presupposti per la valutazione dell’impatto economico” (sulla Città) è così veritiera?
– le 100.000 presenze, destinate ogni anno ad aumentare, avranno nel futuro un limite nella saturazione del territorio, e nella difficoltà a riproporre ogni anno quella parte dell’area verde distrutta?
– alla vantata “ricaduta positiva in termini occupazionali con 800 risorse umane impegnate” (temporaneamente), quale contratto di lavoro viene applicato?
– l’autorizzazione, in deroga, all’utilizzo delle aree prative, può avvenire normativamente, come accade oggi, a soli 15 giorni dall’evento? Una domanda paradossale è: cosa succederebbe se un soprassalto di protagonismo del Consiglio comunale negasse in quella data l’utilizzo delle aree prative per un concerto i cui biglietti sono stati venduti da mesi?
– è logico assegnare automaticamente in delibera la stessa area nel 2026 senza prevedere una verifica di quanto accadrà nel 2025?
– a proposito di Parco Dora, gli Assessori all’Ambiente che si sono succeduti, seguono senz’altro con attenzione le bonifiche ancora in corso nella falda sotterranea del lotto Vitali; bonifiche che affrontano dal 1998 la notevole persistenza di metalli pesanti (e anche di cromo esavalente) dovuta anche alle lavorazioni di cromatura dei metalli che vi si svolgevano, con epicentro nell’impianto all’angolo tra le vie Verolengo e Borgaro. Era stato affermato dal settore bonifiche comunale, che pubblica sul sito della città i dati aggiornati dei valori dell’inquinamento rilevati dai pozzi aperti nell’area prativa a nord del capannone di strippaggio, che non esiste alcuna possibilità di entrare in contatto con l’inquinamento che staziona, con valori anche superiori a 15-20 volte dei limiti di legge, nel sottosuolo, ad una profondità di parecchi metri (una decina?). Non sarebbe utile fare, dopo tanti anni, il punto sull’argomento per verificare l’efficacia delle bonifiche ed andare infine ad una completa soluzione del problema?
– l’attivismo interstiziale sul territorio del promotore del concerto, il quale si propone come “attore attivo nel processo di trasformazione sostenibile dello spazio pubblico”, non potrebbe apparire anche una conseguenza del non grande interesse dell’Amministrazione comunale ai bisogni collettivi dei cittadini della zona di Spina 3 e dintorni, attorno al Parco Dora, che non dispongono neanche di nessun luogo di aggregazione pubblica?
– la citazione in delibera “il Festival è in costante contatto con il territorio di prossimità”, una frase che appare dettata dall’organizzatore, non sembrerebbe rappresentare una condiscendenza comunale ad un protagonismo che potrebbe rappresentare anche un pericolo per l’autonomia della società civile del territorio e per un ruolo non residuale delle Istituzioni? Il fatto cioè che alcuni comitati di cittadini corrano il rischio di doversi rivolgere al promotore del concerto e ai suoi contributi economici per risolvere le istanze che dovrebbero invece essere affrontate dagli organismi elettivi.
In definitiva, non potrebbe esserci il rischio che l’Amministrazione comunale, nelle sue varie componenti, possa apparire soprattutto una facilitatrice di grandi eventi invece di essere la promotrice di luoghi e occasioni di cultura diffusa, permanente e gratuita? E che la carenza di attenzione al Parco Dora da parte dell’amministrazione comunale porti infine (o sia propedeutica) a una gestione pubblico-privata del Parco Dora in cui il privato la farà da padrone? Una delibera in tal senso, che perora la creazione di una comitato di scopo per gestire il Parco, era già stata votata in Consiglio comunale.
Mentre l’Assessore al Verde Pubblico sottolinea sommessamente che “i nostri uffici sono costantemente impegnati affinché manifestazioni di questa portata si svolgano nel rispetto delle prescrizioni e con il minimo impatto possibile sulle aree verdi”, qualcuno si è portato già avanti: su CittAgorà, periodico del Consiglio comunale, si dice che i/le consiglieri/e che hanno effettuato un sopralluogo alle installazioni “sono stati accompagnati alla visita al cantiere dal padrone di casa”. Con un sintomatico capovolgimento dei ruoli, il “padrone” (peraltro un brutto termine) del Parco-bene-comune, sarebbe non la comunità urbana, i cittadini, rappresentati dai loro eletti, ma l’organizzatore del concerto annuale. Il quale, dovrebbe essere ovvio affermarlo, non ha invece alcun titolo a “dare la linea”.
Mentre invece ha già in mente altre idee per il Parco Dora. Considerandolo “fragile” (intende malgestito dall’Amministrazione comunale?), vorrebbe estendere il concerto nella parte del lotto Vitali del Parco a sud della Dora e chiuderlo di notte (con transenne permanenti?) “per proteggerlo da ingerenze e vandalismi”, affidando le chiavi ai cittadini. Tra cui, si potrebbe presumere, il più importante sarà lui.
Fonti principali:
– Kappa futurfestival 2025-2026. Definizione canone patrimoniale di concessione di spazi e aree pubbliche ai sensi dell’art. 11, c. 2, regolamento n. 395 per l’anno 2025. Deroga temporanea dell’art. 81 comma 7 del regolamento del verde pubblico e privato della Citta’ di Torino. Provvedimenti, Giunta Comunale, numero 354 del 17 giugno 2025
– Movement Entertainment regala un’aiuola artistica alla periferia che ospita il suo festival di musica elettronica, TorinOggi, 14.10.2024
Parco Dora, 18 giorni di apertura e la beffa: è già di nuovo chiuso per il Kappa 2025, Torino Cronaca, 16.6.2025
– Kappa FuturFestival e Parco Dora: un’alleanza concreta per il territorio, TorinoClick, 26.6
– Meno tre al Kappa Future Festival, CittAgorà, 1.7
– Conto alla rovescia per il Kappa che sogna i 100 mila ingressi, TorinOggi, 2.7








