MEGLIO UN LUTTO GOVERNATIVO PER FRANCESCO FINO AL PRIMO MAGGIO COMPRESO di Ezio Boero
Esprimo un parere non ortodosso rispetto alla questione del lutto di cinque giorni adottato per la morte di papa Francesco dal governo di centro-destra-destra, per evitare la, per loro, imbarazzante commemorazione della Resistenza.
Il mio modesto parere è che Meloni avrebbe dovuto proclamare il lutto fino al Primo Maggio compreso.
Qualcuno sentirà la mancanza di un discorso commemorativo di La Russa sulla Resistenza?
Qualcuno si commuoverebbe al discorso di Meloni sui diritti dei lavoratori?
Questa compagine governativa non ha nulla a che fare con le feste di una parte del popolo italiano. Con la sua storia di conquiste democratiche e sociali, pagate anche col sangue.
Loro non rappresentano questa storia di lotte e di progresso. Punto e basta.
Anche nel quarantennio democristiano, una parte dei ministri /sottosegretari /sindaci dello scudo crociato, la Resistenza l’aveva fatta, in prima fila come Anselmi e i tanti preti uccisi dai fascisti. E comunque, negli ultimi anni del fascismo assassino, una parte notevole dei futuri democristiani s’era convinta ad essere antifascista.
Questi oggi al governo, in grandissima parte quelli di Fratelli d’Italia, sono i conseguenti eredi di chi, ancora nel 1968, picchiava gli antifascisti in Piazza San Babila. La Lega, poi, nella versione di Salvini, è oggi parte attiva del peggior armamentario reazionario a livello europeo. In Forza Italia, quegli ex socialisti, che avevano tradito il Sol dell’Avvenir per Berlusconi (cosa che ancor oggi fa rabbrividire), molti sono già morti, se non altro politicamente
Il mazzo in mano (termine che ricorda i mazzieri dei capibanda) c’è l’hanno quelli di un Partito che s’è indegnamente appropriato dell’incipit dell’inno nazionale. Quello scritto da Goffredo Mameli, nel 1849, a soli 21 anni, ferito e morto di gangrena a difesa della Repubblica Romana contro i sanfedisti e un sedicente imperatore francese che nulla aveva a fare con gli ideali democratici della rivoluzione del 1789.
Quella Patria democratica, che la Repubblica Romana aveva prefigurato con la sua Costituzione, è stata adulterata dallo Stato mussoliniano dei precursori di chi oggi ha oggi il coraggio di farsi paladino dell’italianità.
A quale Italia riferirsi oggi? A quella della dittatura fascista che ha mandato a combattere e a morire gli
italiani nelle guerre di aggressione a Etiopia, Spagna, Francia, Grecia, Jugoslavia, Unione Sovietica? A quella dei fascisti, servi dei padroni, che uccidevano i sostenitori del riscatto sociale, bruciavano le sedi dei Partiti democratici e seviziavano infine i resistenti, di tutte le appartenenze sociali e di Partito, che combattevano per il riscatto morale e per la libertà del nostro Paese?
Meloni e i suoi, né pentiti né dissociati dal fascismo, scelgono ancor oggi di essere in continuità con chi ha fatto morti e distruzioni nel nostro Paese come e più dei nazisti. E non difendono la dignità e l’indipendenza nazionale, allineandosi a Trump e a Musk, con un nuovo periodo di sudditanza agli Stati Uniti.
Meglio dunque che Meloni, La Russa e gli altri del loro entourage, che neppure hanno a che fare con una buona parte delle impostazioni di Papa Francesco, se ne stiano chiusi nel Palazzo che la democrazia, quella che la loro ideologia aveva negato nel ventennio della dittatura, ha concesso oggi a tutti. Meglio che, per coerenza e per loro dignità, non si vedano in giro nelle feste della democrazia. Che approfittino della morte del papa per non aprire bocca sulla storia dell’Italia in cui sono dalla parte sbagliata.
Continuino a tacere le loro vere idee per non perdere la cadrega che molti italiani hanno loro affidato. A inviare veline alle sezioni per evitare che tracimi la loro continuità sostanziale. A giocare sull’ambiguità delle loro parole dette e non dette.
Noi vogliamo vivere in pace le feste che il popolo italiano si è conquistato con le lotte e con le sofferenze.
Ancora e sempre disponibile a tramandare l’Italia democratica della Resistenza e del Primo Maggio, anche contro le leggi antisociali che il governo ci sta propinando.








